L’antropologo è intervenuto ieri alla Convention “Donne protagoniste in sanità” a Firenze: “La nostra non è una civiltà del benessere, è una civiltà dell’avere”

Firenze, 12 settembre 2025 – “La violenza e la rabbia stanno emergendo con forza, e ci sono tante ragioni. Secondo me fondamentalmente c’è un vuoto esistenziale. La gente non è sazia di giorni, sazia di vita. Non essendo sazia di vita cerca di riempire con emozioni forti questi spazi lasciati nel vuoto totale di questa civiltà”.

Lo ha detto padre Guidalberto Bormolini, monaco, antropologo, presidente Fondazione TuttoèVita nella seconda giornata della Convention “Donne protagoniste in sanità” ieri a Firenze, negli spazi de Il Fuligno – Montedomini.

“I surrogati che offre il consumismo non sono in grado di saziare i bisogni profondi dell’essere umano. E allora vengono scatenate emozioni forti. Ma c’è qualcos’altro secondo me: la nostra non è una civiltà del benessere, è una civiltà dell’avere e noi siamo in base a quanto abbiamo. Anche nelle relazioni affettive pensiamo che possedere sia amare. E’ un fenomeno preoccupante che causa violenza anche di genere. Invece amare non è possedere, è donare e donarsi.”

Padre Bormolini si è soffermato anche sull’aspetto della cura. “Ho visto crescere la sensibilità sull’attenzione a una cura integrale, normative che favoriscono la dimensione femminile del prendersi cura, ma contemporaneamente vedo degli arretramenti: crescono la solitudine, la trascuratezza, l’indifferenza, per cui il mondo della cura si trova di fronte a una sfida epocale e non è detto che automaticamente sappiamo rispondere positivamente. La visione materna e femminile in questo tempo è fondamentale perché abbiamo visto che prevalgono violenza, oppressione, sopraffazione, razzismi. Questa è un’epoca con tante inquietudini, abbiamo bisogno di una visione femminile, materna, di cura per riuscire fuori da questo vicolo cieco”.